Ultima modifica: 9 Settembre 2015

I PERSONAGGI ILLUSTRI DELL’ISTITUTO VEGNI

Nei suoi 125 anni di vita l’Istituto Vegni ha avuto e ci auguriamo che possa avere anche nel futuro, personaggi che con la loro opera, attività e fatti hanno lasciato una traccia indelebile nella sua storia. La scelta, in verità, è stata piuttosto ardua per noi autori per l’alto rischio di dimenticare qualcuno: se ciò dovesse essere rilevato dai lettori, saremmo grati che ci fosse segnalato in modo da rimediare nelle edizioni successive, volendo, nel frattempo, accogliere le nostre scuse per l’involontaria omissione.  Prof. Ing. Vannuccio VANNUCCINI  Nacque il 20 Novembre 1853 a Borgo San Sepolcro (AR) da Domenico e da Enrichetta Damiani. Fin da bambino rivelò una grande intelligenza, una profonda passione per gli studi, una notevole bontà d’animo (Foto n° 240). A nove anni ebbe la disgrazia di perdere il padre, impiegato; sua madre ritiratasi in Firenze in via S. Apollonia n° 7, provvide, con tanti sacrifici, all’educazione e all’istruzione del figlio. Nel percorso formativo del Vannuccini assunse un ruolo autorevole la figura dello zio paterno Cav. Ing. Dott. Luigi Vannuccini*, come ricorda l’epigrafe marmorea presente nell’atrio d’ingresso al Comune di Scansano (Foto n° 241) che ripete la scritta della lapide posta nel cimitero di Scansano (Foto n° 242). * Il Cav. Dott. Luigi Vannuccini si laureò a Pisa in Ingegneria con specializzazione in discipline agronomiche e fu sindaco di Scansano dal 1877 al 1879.  Nella casa scansanese dello zio Luigi (Foto n° 243) il Vannuccini trascorse piacevolmente molti periodi della sua giovinezza, apprezzando moltissimo sia la gente che i luoghi di quel piccolo borgo del grossetano. A 15 anni entrò nell’Istituto Tecnico di Firenze – a quei tempi di grado superiore – e dopo 4 anni, nel 1872, ne uscì con plauso, col diploma di Perito Meccanico e Costruttore. Nel 1873 vinse, nel concorso per esami indetto dalla provincia di Firenze e riservato ai giovani nati o domiciliati da almeno dieci anni nel capoluogo toscano, la terza delle tre borse di studio annuale – di consistenza economica decrescente e pari a £ 2400 la prima, 2000 la seconda e 1500 la terza – messe a disposizione e finanziate dal Comm. Ing. Angelo Vegni, per la Scuola Centrale d’Arti e Manifatture di Parigi, i cui corsi, compreso quello preparatorio, duravano quattro anni consecutivi. Poiché questa borsa di studio vinta era piuttosto “magra” e sua madre, vivendo con la misera pensione del marito non poteva sostenerlo nelle spese, il Vannuccini venuto a sapere dallo zio paterno Luigi che il Comune di Scansano – terra in cui si era trsferita verso la metà del ‘700 la famiglia Vannuccini dalla Liguria – metteva a disposizione una borsa di studio “Valteroni” (dal nome del magnate che la finanziava) per un giovane volenteroso e  desideroso di perfezionare gli studi a livello superiore, chiese ed ottenne tale sussidio (Appendice IXXX e XXX). L’anno successivo, nell’assegnazione delle borse di studio, il Vannuccini si classificò secondo su oltre duecento studenti, ma dall’alto della sua bontà, per non nuocere la carriera d’altri studenti, rifiutò questa borsa di studio più cospicua accettando solo un piccolo sussidio che gli rendesse la vita meno problematica. Ottenuto il Diploma d’Ingegnere Industriale nel 1877, il Vannuccini si collocò con tale qualifica nella fabbrica di zucchero di Gruyelle a Orchies (Francia). Successivamente fu vice-direttore, in Parigi, di una rinomata tintoria di penne e pellicce, dove si distinse per la sue notevoli capacità chimiche. Nel frattempo il Comm. Ing. Vegni si convinse che il Vannuccini era sicuramente la persona più adatta per sviluppare il progetto che maturava nella sua mente: quello di creare, dopo la sua morte e con l’eredità che avrebbe lasciato, un Istituto Agrario nella Tenuta “Le Capezzine”. Il Comm. Ing. Vegni, in un incontro con l’Ing. Vannuccini, gli palesò il progetto e lo invitò a studiare agricoltura affinché poi potesse realizzarlo. L’Ing. Vannuccini inizialmente fu un po’ titubante, poiché ormai era ben avviato nel settore manifatturiero, ma il desiderio di accontentare il suo “ammiratore” che sempre gli aveva dato prove di benevolenza, lo vinse e si dedicò agli studi agrari. Con grande impegno e passione, il Vannuccini, fece, in 3 mesi, il Corso dell’Istituto Agronomico di Grignon, che normalmente richiedeva 3 anni. Per consiglio del Prof. Risler, Direttore di quell’Istituto, passò alla Scuola di Montpellier dove, sui campi dell’Héreault, perfezionò gli studi sul settore viticolo. Nel 1881 l’Ing. Vannuccini tornò in Italia e divenne l’attivo cooperatore del Comm. Ing. Vegni. Per volere di questo, impiantò nella Tenuta “Le Capezzine”, una Distilleria per l’estrazione dell’alcool  inizialmente dalle patate e dai topinamburs, poi anche dalle barbabietole da zucchero. Questo opificio, però, dopo pochi anni cessò l’attività soprattutto a causa degli ostacoli frapposti dal Fisco. Nel 1883 morì il Comm. Ing. Vegni il quale con il Codicillo del Testamento olografo (Appendice VIII, IX e X) lo nominò, vita natural durante, esecutore delle sue volontà che, ricordiamo ancora, erano quelle di impiantare e attivare nella Tenuta “Le Capezzine” una Scuola Pratica di Agricoltura che portasse il suo nome. Il 20 Marzo 1884 l’Ing. Vannuccini fu nuovamente funestato dalla notizia della scomparsa dell’adorato zio Luigi a Scansano (GR). In ricordo di questo parente Vannuccini chiamerà Luigi il suo primo figlio nato nel 1889 e morto prematuramente qualche giorno dopo. In questo piccolo Comune grossetano il Vannuccini vi tornerà sempre volentieri, non soltanto per portare fiori alla tomba dello zio Luigi, ma anche per stare in mezzo alla gente scansanese e occuparsi dei due vigneti che possedeva in località Ripacci e in contrada Colancesco. In occasione di questi viaggi nel grossetano approfittava per compiere delle visite alle miniere di carbone di Tatti e Montemassi per relazionare sul loro stato e andamento (Appendice XXVII e XXVIII). Dalla morte del Vegni al 1° Dicembre 1886, tutta l’attività del Vannuccini fu rivolta per la costituzione dell’eredità Vegni in Ente Morale, per l’elaborazione di uno Statuto e dei Regolamenti della nascente Scuola Pratica di Agricoltura. Come sede della Scuola scelse la vecchia Villa Venuti (Foto n° 82) nel podere Barullo di Cortona, appositamente acquistata dal Comm. Vegni poco tempo prima di morire. Come Direttore e come Insegnante il Vannuccini fu sicuramente un esempio per tutti: allievi, colleghi e opinione pubblica. Persona colta e intelligente, onesta, sobria nel parlare, moderna di cultura, perspicace nelle osservazioni, attaccato al mondo agricolo, animato costantemente di vedere uscire dall’Istituto i suoi allievi con l’educazione, la cultura e la tecnica sempre più rispondenti alle esigenze della crescente civiltà. Non ugualmente fortunato fu il Vannuccini nell’amministrazione del patrimonio lasciato dal Fondatore. Vittima di un complesso di circostanze sfavorevoli, ebbe, da queste, scoperto il fianco e reso bersaglio dei nemici dell’Istituto.  Tra queste, lo abbiamo già ricordato in precedenza, vi è l’interpellanza parlamentare che l’On. Diligenti rivolse alla Camera dei Deputati il 14 Giugno del 1897 sull’andamento dell’Istituto Agrario Vegni con toni e linguaggi molto forti e duri. A queste feroci critiche l’Ing. Vannuccini rispose con la pubblicazione, nel Luglio del 1987, di un opuscolo dal titolo “La verità sull’andamento dell’Istituto Vegni” di cui abbiamo già riferito al Cap. I.  Nonostante le gravi occupazioni e preoccupazioni amministrative gli assorbissero molto tempo e sonno, il Vannuccini fu un prolifico scrittore e una persona molto impegnata nel campo sociale. Sinteticamente: – collaborò alla Rivista d’Agricoltura e Commercio d’Arezzo della quale fu per molto tempo anche Direttore; – scrisse nel Vinicolo e nel Coltivatore di Casal Monferrato, nell’Agricoltura e bestiame (poi Agricoltura moderna), nella Revue de Viticolture del Viala; – fondò l’Agricoltura maremmana trasformatasi poi nell’Agricoltura Toscana (Foto n° 244) alla quale non poté dedicare il tempo che avrebbe voluto per motivi di salute. Fu socio fino dall’11 Dicembre 1887 dell’Accademia dei Georgofili di Firenze e per essa ha prodotto numerosi saggi riportati nella bibliografia. Specialista ed indiscutibile autorità in Viticoltura ed Enologia, fu chiamato dal Viala a collaborare nel suo Traite Generale de Viticulture et Ampelographie per la parte riguardante l’Ampelografia italiana. La sopraggiunta prematura morte gli impedì, purtroppo, di portare a termine il lavoro iniziato. Ancora altri campi videro la sua attività: fu presidente del Comizio agrario di Cortona; fu uno dei fondatori e primo Presidente del Comizio agrario di Foiano della Chiana e del Consorzio agrario annesso; fondò e diresse il Consorzio agrario di Scansano; fondò la Cooperativa di lavoro di Valiano; fu tra i fondatori della Società degli Agricoltori di Val di Chiana e uno dei più accaniti patrocinatori dell’impianto dell’Herd Book della nostra Razza Bovina. Numerose furono le conferenze agrarie che tenne in tutta la Toscana e fuori; numerosi gli incarichi di studi, relazioni, …, avuti dagli Enti Agrari e dal Ministero dell’Agricoltura. Dall’Archivio Storico del Comune di Scansano (GR) il Sig. Angiolino Lorini ci segnala gli interventi e gli incarichi conferiti al Prof. Vannuccini dal Comune: – 21 Dicembre 1884: conferenza sulle cantine sociali; – 1 e 2 Aprile 1886: conferenza sull’innesto della vite (Appendice XXXI); – 11 Luglio 1886, ore 7,00 antimeridiane: esperimenti pratici sui metodi di cura della peronospora della vite nella vigna posta al Camparello e di proprietà dell’Avv. Francesco Armelani. –    21 Settembre 1888: riconferma dell’Ing. Vannuccini a rappresentare il Comune di Scansano presso il Comizio Agrario di Grosseto. –    9 Ottobre 1898: nomina dell’Ing. Vannuccini a membro della Commissione che dovrà studiare i mezzi più opportuni per provvedere ai danni arrecati al Comune di Scansano dalla cessazione dell’estatura da parte degli uffici della provincia di Grosseto. – 23 Agosto 1899: il Comune di Scansano nomina l’Ing. Vannuccini a rappresentarlo presso il Con- sorzio antifillosserico interprovinciale toscano. La sua attività di studioso, ricercatore e divulgatore fu sempre intensa per il territorio, ricordiamo a proposito l’appello fatto ai viticoltori cortonesi sul grave problema della Fillossera della vite nell’Ottobre 1892, in qualità di Presidente del Comizio Agrario Vegni (Appendice XXXVIII). Alla fine del Dicembre 1899 contribuì a creare, insieme ai promotori Conte Massimo Di Frassineto, Prof. Ezio Marchi e un nucleo di agricoltori la “Società degli Agricoltori della Valdichiana”, con sede a Foiano (AR), avente lo scopo di tutelare gli interessi agricoli, migliorare il bestiame soprattutto con l’introduzione del Libro Genealogico e facilitare l’adozione su larga scala di nuove regole pratiche agricole. L’organigramma di tale Società era così formato:Presidente: Conte Massimo Di Frassineto; Vice Presidente: Nob. Giacomo Arrighi Griffali; Segretario: Dott. Jacopo Pignatelli; Cassiere Orazio Lazzeri; Consiglieri: Del Corto Federico (Presidente del Comizio Agrario di Montepulciano), Ing. Vannuccio Vannuccini (Presidente del Comizio Agrario di Cortona), Del Corto Avv. Gio Batta (Presidente del Comizio Agrario di Foiano), Giullini Cav. Avv. Luigi (Presidente del Comizio Agrario di Arezzo), Brunori Ing. Enrico, Capei Dott. Alessandro, Farina Emilio, Marchi prof. Ezio, Petrucci Comm. Pandolfo, Cesaroni Ing. Cesare, Reattelli Dott. Fernando, Mucciarelli Francesco, Contini Pasquale, Mancini Dott. Niccola, Marri Augusto, Luatti Vincenzo. Primo atto di tale Società fu l’impianto nel 1900 di un Libro Genealogico (Herd BooK) della razza Chianina. Nel 1890 ottenne dal Ministero delle Poste e Telegrafi l’autorizzazione all’apertura di un Ufficio postale di seconda classe a Barullo (Appendice XXXII).  Unito in matrimonio con la Signora Amabile Arrighetti di Rufina (FI), nel 1888, ebbe sette figli: Luigi, nato nel 1889 e morto nello stesso anno; Evelina, nata nel 1891; Mario, nato nel 1893; Domenico, nato nel 1895; Eleonora, nata nel 1896; Giovanna (detta Giannina), nata nel 1898; Enrico, nato nel 1900. In questa numerosa famiglia il Vannuccini trovò sempre quella corresponsione d’affetti e quella pace che furono il più grande sollievo della vita laboriosa e travagliata. Un male incurabile lo portò prematuramente alla morte avvenuta il 7 Agosto del 1901 all’età di 48 anni (Appendice XXXIII). Si spense così la vita di uno studioso colto e geniale, di un cittadino onesto e di animo mite, gentile e buono, grazie al quale fu amato come un padre dai suoi alunni, come un fratello dai suoi colleghi, come un grato benefattore dai contadini ed operai per i quali fece il possibile per migliorarne la condizione fisica ed economica. Maestose furono le onoranze funebri dedicate al grande Direttore. Nel pomeriggio del giorno 8 Agosto si svolse il corteo funebre della salma nella Cappella Gentilizia “Le Capezzine” che vide la partecipazione commossa di un’immensa folla costituita dai familiari, dai colleghi di lavoro, dagli alunni ed ex allievi, dai dipendenti di tutto l’Istituto Vegni, dalle Autorità politiche, dagli amici e da moltissime persone venute dalle frazioni vicine (Petrignano, Valiano, ….). In testa al corteo funebre i musicisti della Società musicale di Valiano, della quale il povero Vannuccini fu Presidente onorario. Sul feretro parlarono: il Prof. Giulio Balduccini a nome degli insegnanti dell’Istituto, il Prof. Ezio Marchi amico ed ex insegnante; l’Avv. Giovan Battista Del Corto per il Comizio Agrario di Foiano; l’Avv. Caleri per il Comizio Agrario di Montepulciano; il Dott. Jacopo Pignattelli per la Società degli Agricoltori di Valdichiana (Foto n° 245); il Notaio Luigi Ticciati per il Comune di Cortona; il Sig. Contini Antonio rappresentante del Comune di Montepulciano; il M° Tito Botarelli di Valiano; il Fattore Francesco Lorenzini ex allievo; l’alunno Guido Viti del 4° corso; il P. A. Pilade Berti Fattore della Tenuta “Le Capezzine” ed ex allievo. La famiglia avrebbe desiderato tumulare la salma nella Cappella Gentilizia delle Capezzine, insieme ai membri della famiglia Vegni, ma ostacoli legali (e forse anche di altra natura!) impedirono ciò, cosicché la vedova dispose che il feretro venisse trasportato nel cimitero di Scansano (GR), patria d’elezione del defunto (Appendice XXXIV e XXXV). Difficoltà burocratiche impedirono il trasporto funebre prima del 14 Agosto; alla mezzanotte di tale giorno la salma, accompagnata dal personale dell’Istituto, da quello della Fattoria e dai contadini della Tenuta “Le Capezzine”, giunse alla stazione di Montepulciano. Il paese di Valiano, che doveva essere attraversato dal mesto corteo, preparò un’imponente e solenne dimostrazione d’affetto, con musica e fiaccole, verso il caro Defunto che n’era stato rappresentante nel Comune di Montepulciano. Alla stazione il feretro fu collocato in un vagone appositamente predisposto a camera ardente, e nel viaggio fu vegliato dal Sig. Giuseppe Arrighetti, cognato del defunto, dal medico curante Dott. Vittorio Lavagnini, rappresentante dell’Istituto ed amico d’infanzia dell’estinto, dal fattore Berti e dal Monellini, amministratore dei beni del Vannuccini. Alla stazione di Grosseto la salma fu ricevuta da Autorità politiche (il Sindaco di Grosseto Dott. Carlo Ponticelli, l’Avv. Valeri per il Consiglio Provinciale, il Sindaco di Scansano Dott. Rinaldo Leoneschi, il Direttore dell’Etruria Nuova, ….), parenti ed amici che poi l’accompagnarono fino al cimitero di Scansano. Qui, ad accogliere i resti del figlio che le aveva fatto tanto onore, si era riunita tutta la popolazione scansanese che, pregando, rimase fino al termine della tumulazione della salma nella cappella Santini (Appendice XXXVI e XXXVII, Foto n° 246). Rimasta vedova, la Sig.ra Vannuccini con i suoi sei figli, fu costretta, a seguito dello sfratto deliberato della Giunta di Vigilanza, a lasciare la Fattoria. Come indennità di trasloco le fu concessa una somma di £ 315.000. Ai sei orfani del Prof. Vannuccini fu, poi, riconosciuta dalla Giunta di Vigilanza, nella seduta del 17 Gennaio 1902, e dopo aver sentito il parere del legale On. Senatore Comm. Carlo Cesarini, già Presidente della Corte di Cassazione, un’indennità complessiva di £ 10.000 (pari a £ 1.666,66 a testa), per una volta soltanto, da pagarsi nel tempo man mano che raggiungevano la maggiore età (Atto di transazione dell’ 8 Febbraio 1904 redatto dal notaro A. Chigi e registrato a Firenze il 15 dello stesso mese e anno, Reg. 223 Foglio nove n° 2737). Il Comune di Scansano, per ricordare la memoria dell’Ing. Vannuccio Vannuccini e di suo zio paterno Ing. Luigi, ha intitolato loro una Via (Foto n° 247). Considerato la grandezza ed il ruolo di questo illustre personaggio del’Istituto Vegni abbiamo ritenuto opportuno spingere le ricerche anche verso i suoi figli ed abbiamo constatato che: – Mario e Domenico (Foto n° 247) morirono come aviatori durate la Prima Guerra Mondiale rispettivamente nel lago di Misurina (Belluno) e presso la Malpensa di Milano. Il corpo di Mario, purtroppo, non fu ritrovato. – Giovanna (Giannina) morì a causa della terribile epidemia causata dalla “spagnola” durante il primo Conflitto Mondiale. – Evelina (Foto n° 248) sposò l’ingegnere ungherese Vince Syrovi che lavorava a Praga presso la nota industria Siemens. Durante la seconda occupazione sovietica si trasferì in Germania ad Erlangen presso Norimberga. Dal matrimonio ebbe due figli: Walter e Gabriella che, tuttora, vive a Munster nel nord della Germania ed ha tre figli. Evelina è scomparsa alla fine del 1980. – Eleonora (Foto n° 249 e n° 250) sposò il Sig. Adolfo Revel ed ebbe quattro figli Alberto, Franco, Vanda e Aldo tuttora viventi. Eleonora si è spenta a Milano il 7 Marzo del 1983. – Enrico (Foto n° 251, n° 252 e n° 253) tornò a studiare all’Istituto Vegni, a spese della vedova Vegni che rimase sempre vicino alla famiglia Vannuccini, diplomandosi nel 1917. Degli studi agrari, tuttavia, Enrico conservò solo la passione per la vita semplice della campagna poiché i suoi interessi furono ben altri: la pittura, la filosofia, le religioni orientali e le scienze occulte.  Terminata la prima Guerra Mondiale il diciottenne Enrico si trasferì da solo a Milano guadagnandosi da vivere attraverso la pittura di cartelloni pubblicitari. Dopo soli due anni, nel 1920, Enrico si spostò a Roma dove affiancò alla precedente attività anche quella di ceramista. Il periodo romano fu particolarmente intenso sia per i numerosissimi contatti che ebbe, frequentando il caffè Aragno, con gli artisti e i letterati più famosi di quell’epoca (Cecchi, Cardarelli, Ungaretti, De Chirico, Savino, De Pisis, Viani, Trombadori, Evola, ….) e sia per la prolifica attività di pittore (celebre è il dipinto “Amapadrama” realizzato in un locale di ritrovo degli artisti in via Margutta). Nel 1936 ritornò a Milano dove conobbe il grande collezionista di ex libris Gianni Mantero che gli commissionò l’incisione di moltissime lastre. Dopo la seconda Guerra Mondiale, stanco di vivere nel caotico ambiente metropolitano milanese, si trasferì sul lago di Como dapprima a Moltrasio, poi a Cenno ed infine in una piccola casetta a Griante di Cadenabbia dove rimase fino al termine della sua esistenza terrena dipingendo, incidendo e scrivendo le sue profonde riflessioni filosofiche. Testimoni di quest’ultime sono le seguenti pubblicazioni: “Il genio dell’Europa” (1945) in cui indaga sulle relazioni fra Storia e Geografia; “L’Universale” (1985); “Interlocuzioni” (1987) in cui sono raccolti tutti i suoi aforismi; “I rapporti dell’Io” (1989); “Romanzo d’amore” opera filosofica incompiuta e uscita postuma nel Gennaio del 1991. La feconda attività di pittore e filosofo resero Enrico famoso nel campo artistico e letterario, ma Lui preferì sempre alla fama e al successo economico una vita semplice, ascetica, dedicata alla creatività artistica e alle riflessioni filosofiche. Disinteressato al denaro donò tutti gli ex libris e le altre incisioni realizzati fino al 1987 alla Biblioteca Comunale di Milano posta in palazzo Sormani.  Il coltissimo pittore – filosofo si spense serenamente il 22 Settembre del 1990 nella sua casa di Griante di Cadenabbia, senza lasciare eredi avendo scelto di rimanere celibe. Profondo il vuoto che lasciò nel cuore dei suoi adorati nipoti e in tutti coloro che lo avevano conosciuto ed apprezzato.    Prof. Ezio MARCHI   Nacque a Bettolle il 28 Giugno del 1869 da Rosalia Bernardini e da Francesco Marchi, noto veterinario della zona. Fin da giovanissimo, forse grazie anche all’influenza paterna, dimostrò una grande passione e predisposizione per le materie scientifiche (Foto n° 254). A 16 anni, dopo aver frequentato la Scuola Agraria di Montepulciano e l’Istituto Tecnico d’Arezzo, s’iscrisse all’Università, prima alla Scuola Veterinaria di Perugia, poi a quella di Zooiatria di Pisa dove si distinse per il suo ingegno vivace, colto, avido di sapere e per il carattere libero, indipendente. Il 28 Giugno 1889, a soli 20 anni, si laureò con il max dei voti e lode (Foto n° 255), iniziando la sua brillante e intensa carriera nel settore zootecnico come veterinario a Sinalunga. Nell’Ottobre del 1889 fu chiamato dall’Ing. Vannuccini, Direttore dell’Istituto Agrario Vegni, ad insegnare Zootecnia (Foto n° 256 e n° 257) agli studenti della “Scuola pratica d’Agricoltura”. Qui rimase fino 1897, lasciando una traccia indelebile del suo operato. Nell’Ottobre del 1897 pur avendo, meritatamente, vinto il concorso per la cattedra di Zootecnia all’Università di Torino non riuscì mai ad occupare quel posto perché, per ragioni oscure e poco lecite, il suddetto concorso venne annullato. Nel Novembre dello stesso anno 1897 l’Istituto Superiore Agrario Sperimentale di Perugia, apprezzando i suoi meriti, gli conferì l’incarico di docente di Zootecnia, Ezoognosia ed Igiene (Foto n° 258). Nel capoluogo umbro passò quasi tutta la sua vita d’insegnante, di studioso e d’instancabile ricercatore, fatta eccezione per il breve periodo (1900-1902) che trascorse alla Regia Scuola “Zanelli” di Zootecnia e di Caseificio di Reggio Emilia e nella Scuola veterinaria dell’Università di Parma. La scelta di insegnare in queste Scuole fu motivata dal fatto che avendo queste un cospicuo deposito di animali gli consentivano di poter controllare coi fatti le teorie scientifiche per trarne un serio giudizio sull’accettabilità o meno di esse. Nel 1903 vinse il concorso a professore straordinario alla Regia Scuola Superiore d’Agricoltura di Milano, ma preferì anche in questo caso restare a Perugia dove, nello stesso anno, fu nominato, su proposta dell’On. Faina – Presidente dell’Istituto di Perugia – Professore Ordinario di Zootecnia presso la Facoltà d’Agraria (Foto n° 259). Qui scrisse numerose pubblicazioni, frutto delle sue ricerche e sperimentazioni, grazie alle quali rese onore alla Patria facendo apprezzare la Zootecnia italiana in Europa (Germania, Svizzera, Francia, Ungheria, Serbia, …). Oltre confine riscosse il plauso di illustri specialisti zootecnici come Lydtin, Kraemer, Duerst, Boucher, Dechambre, Lesbre. Nonostante la fama che raggiunse in poco tempo, conservò intatta la virtù della modestia che solo i saggi posseggono. Sua dote caratteristica fu quella di saper trasferire le cognizioni teoriche acquisite con la ricerca e la sperimentazione nel campo pratico. Il Prof. Marchi amava infatti moltissimo rimanere a contatto con gli allevatori sia per spiegare loro le nuove tecniche di allevamento e sia rispondere alle loro domande.  Il suo motto era “allevare razionalmente per produrre economicamente”. Nei suoi discorsi agli allevatori usava paragonare gli animali ad una macchina: così come gli ingegneri meccanici sono chiamati a perfezionare le macchine in modo da ottenere la max produttività col minimo dispendio d’energia, anche negli animali dobbiamo operare un miglioramento genetico in modo da selezionare quegli individui che meglio trasformano il foraggio (combustibile) in latte, carne e movimento. Incrementando la produttività animale si abbasseranno i costi di produzione con beneficio sia per i redditi degli allevatori che per le tasche dei consumatori che potranno acquistare a prezzi più bassi la carne migliorando la loro alimentazione e sconfiggendo certe patologie come la pellagra. In una delle sue ultime conferenze il Prof. Marchi ribadiva che “in tutti i tempi, in tutti i luoghi la miseria e la floridezza di un popolo è collegata alla miseria e alla floridezza del bestiame allevato”. Della sua intensa attività ne trassero giovamento tutti gli allevatori italiani ed in particolare quelli della sua valle natia: la Valdichiana. Qui si adoperò moltissimo per il miglioramento della razza autoctona Chianina, istituendo il Libro Genealogico e curando la prima mostra dei riproduttori che si tenne il 4 Giugno del 1900 a Foiano. Per questi motivi il Prof. Marchi è riconosciuto da tutti come “il padre della razza Chianina”. Nel 1907 il Ministero dell’Agricoltura lo incaricò del miglioramento della pastorizia in Eritrea in modo da ridurre il peso economico di questa Colonia sul bilancio economico dello Stato italiano. Nella Colonia Eritrea il Prof. Marchi (Foto n° 260) vi rimase da Febbraio del 1907 fino a Settembre dello stesso anno, percorrendola, in mezzo ai più grandi disagi, in lungo e in largo, studiando le razze domestiche e suggerendo il da farsi per migliorarne la produzione. Per la sua onestà e rettitudine, unita all’indipendenza del carattere, il Prof. Marchi fu chiamato, nel Dicembre 1904, ad amministrare il Collegio degli Orfani dei Sanitari Italiani, che in quel tempo attraversava un periodo di crisi dovuta ad una cattiva gestione. Nell’Aprile del 1905 fu eletto vice-Presidente dal Consiglio di Amministrazione di questo pio asilo e tenne tale carica fino alla sua morte.  Instancabile fu la sua attività divulgativa, oltre alle sue innumerevoli produzioni scientifiche collaborò in moltissime riviste quali: il Moderno Zooiatro di cui fu nel 1908 redattore capo; l’Italia Agricola e il Giornale di Agricoltura della Domenica; il Dizionario veterinario del Prof. A. Vachetta; il Iahrbuch fuer Wissenschaft und pratiche Tierzucht, Leipzig;….; che si onorarono di pubblicarne gli scritti. Fin dai tempi universitari il Prof. Marchi manifestò una profonda fede politica socialista che mantenne immutata e mai nascosta fino alla morte. Non desiderò tuttavia cariche politiche anche perchè la sua attività di docente e di ricercatore gli lasciava poco tempo libero. Nel 1907 fu comunque eletto Consigliere Provinciale di Siena per il P.S.I.. All’interno del Partito svolse un ruolo più di tecnico che di vero politico: in ogni caso il suo carattere fiero e indipendente lo fece sempre fuggire da accomodamenti e compromessi. Il 28 Aprile del 1907 fu nominato Cav. dell’ordine della Corona d’Italia. Il Prof. Marchi fu molto amato ed apprezzato dai veterinari, di cui si vantò essere stato collega (dal 1892 al 1894 come Veterinario condotto di Sinalunga), tanto che fu eletto, Presidente della loro Organizzazione Professionale (U.V.I. = Unione Veterinari Italiani). Nell’Aprile del 1908 l’emerito bettollino, all’apice della sua carriera, accettò la cattedra di Zootecnia alla Scuola Veterinaria dell’Università di Bologna ma questo incarico rimarrà incompiuto poiché la morte lo colse prematuramente. Infatti il 25 Luglio dello stesso anno, a soli 39 anni, in quel di Scandicci (FI) il Prof. Marchi morì a causa di una meningite purulenta conseguente ad una otite, lasciando sgomenti il padre Francesco, la moglie Pia Marignani e le figlie Ada e Gina. Il 27 Luglio 1908 si svolsero a Bettolle, suo paese natale, i funerali con rito civile ai quali parteciparono Autorità politiche, rappresentanze del mondo Accademico e tutti coloro che lo avevano conosciuto ed ammirato. Un lungo corteo accompagnò commosso il feretro al cimitero per dare l’ultimo saluto al Prof. Marchi. Per onorare la memoria di quest’illustre concittadino fu costituito un “Comitato Pro-ricordo Ezio Marchi” che fece scolpire dallo scultore Prof. Pietro Guerri di Firenze un monumento che s’innalza ai bordi di Piazza Vittorio Emanuele e che fu inaugurato il 2 Ottobre 1911 (Foto n° 261). Questo monumento reca un busto in bronzo del Marchi con sotto la scritta “A Ezio Marchi, instauratore della zootecnia scientifica in Italia”. Al centro troviamo una grande targa bassorilievo di bronzo nella quale è compendiata la sua vita consacrata alla scienza, all’educazione dei lavoratori e alla rivendicazione dei loro diritti. Nelle due facciate laterali troviamo nella parte destra (guardando frontalmente il monumento) la scritta: “Apostolo del socialismo in Valdichiana”, in quella sinistra “Esempio di carattere e rettitudine”.  Sempre a Bettolle è stato fondato ed è attivo il “Circolo Culturale Ezio Marchi” avente il compito di conservare tutta la ricca documentazione scientifica lasciata da quest’illustre bettollino per renderla fruibile dalle generazioni presenti e future.

Prof. Dante VIGIANI   Nacque a Firenze il 12 Marzo 1873; compiute le scuole superiori s’iscrisse alla Regia Università di Pisa laureandosi in Scienze Agrarie il 17 Dicembre 1895 (Foto n° 262, n° 263, n° 264a e n° 264 b).  Fu assistente universitario volontario alla cattedra d’Agricoltura ed Economia Rurale dal 1896 fino al 1899, anno in cui divenne, sempre presso l’Università di Pisa, Aiuto effettivo per l’insegnamento dell’Agronomia; tenne tale ufficio sino al 1° Aprile 1902, quando fu nominato Direttore dell’Istituto Vegni al posto dello scomparso Ing. Vannuccini. Mantenne tale incarico fino al 1934, per complessivi 32 anni. Numerosissime sono le Sue pubblicazioni (Vedi Cap. X) e nei suoi trattati di Agronomia generale, Coltivazioni erbacee e arboree, Industrie agrarie ed Estimo rurale si sono formati i Periti Agrari d’Italia della prima metà del ‘900. Fondò la “Rivista d’Agricoltura e Zootecnia” (Foto n° 265) quale organo dell’Istituto Vegni e della Cattedra Ambulante d’Agricoltura e Zootecnia di Cortona, e fu altresì membro della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze. Ci ha lasciati il 18 Gennaio 1960. Prof. Gino SCRIVERE  Nacque a Pisa il 10 Dicembre 1876 e dopo aver compiuto gli studi da ragioniere s’iscrisse alla Regia Università di Pisa laureandosi in Scienze Agrarie (Foto n° 266).  Prese servizio all’Istituto Vegni il 1° Dicembre 1903, dapprima come insegnante e successivamente, dal 1° Aprile 1934 fino al 30 Settembre 1951, come Preside. Uomo di scienza e di cultura, dalla tipica e profonda “voce nasale”, scrisse, come il suo predecessore Vigiani, tantissimi articoli d’Economia agraria e i famosi trattati di Contabilità agraria, Estimo rurale ed Economia rurale (Vedi Cap. X). Ha avuto l’onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia.
Prof. Rogero SMAGHI Nacque a Montepulciano (SI) il 30 Settembre 1883, fu assunto presso l’Istituto Vegni (allora Scuola Pratica Libera di Agricoltura) come incaricato di Lingua italiana il 1° Novembre del 1910 e successivamente come docente di materie scientifiche (Foto n° 196). Nel triennio, 1° Ottobre 1951 – 30 Settembre 1954, espletò le mansioni di Preside incaricato dell’Istituto. Disse di Lui l’ex allievo P.A. Gaetano Zanobini nel suo articolo apparso su “Il Leccio” n° 3 del 4 Ottobre 1995 “…con il suo mozzicone di sigaro toscano perennemente fra le labbra ci ammoniva: se non studiate ci rivediamo ai fichi …”.  Prof Antonio MONTAGNONI  Nacque a Cortona (AR) il 18 Marzo 1892; diplomatosi all’Istituto Vegni nel 1911, si iscrisse alla Facoltà d’Agraria di Perugia ove si laureò il 5 Maggio 1920; tenente colonnello di fanteria nella Guerra 1915 – 18, fu insignito della Medaglia d’Argento e nominato Cavaliere della Corona d’Italia (Foto n° 198). Dal 1923 fu docente d’Agricoltura presso l’Istituto Vegni fino all’a.s. 1955/56 in cui fu nominato Preside, carica che tenne fino al 1961/62.  Era chiamato “il gigante buono dal bastone facile”, poiché “bonariamente” tirava ogni tanto qualche bastonata ai suoi allievi, a cui voleva comunque molto bene. Aveva una forza notevole ed era stato un ex olimpionico di lotta. Riusciva a piegare un tondino di ferro sferzandolo sul muscolo teso del braccio e a schiacciare le noci fra due dita della mano.
Prof. Ciro CHIASSERINI   Nacque a Citerna (PG) il 16 Luglio 1897, fu nominato docente incaricato di Zootecnia nell’anno scolastico 1924/25 (Foto n° 267).  All’inizio dell’anno scolastico 1926/27, rinunciò all’inquadramento nei ruoli dell’Istituto Vegni, per poter accettare la nomina a veterinario comunale di Montepulciano (SI); la Giunta di Vigilanza lo riconfermò ugualmente come docente incaricato di Zootecnia presso l’Istituto Vegni ove prestò servizio per 21 anni.  Dal carattere un po’ burlone, amava ripetere spesso, nei suoi interventi “….sursi e dissi…”. Ha prodotto numerose pubblicazioni (Vedi Cap. X).

Prof. Mario FATTORINI   Nacque a Spoleto (PG) il 14 Agosto 1909, conseguì il diploma in Accademia di Belle Arti a Perugia nel 1933 e la laurea in Materie Letterarie all’Università degli Studi di Roma il 24 Giugno 1940 (Foto n° 268). Presso l’Istituto Vegni fu insegnante di Lettere e Storia dal 1935 fino al 1965 anno in cui intraprese la carriera direttiva come Preside, dapprima presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Poppi e poi presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Cortona. Il Prof. Fattorini fu apprezzato oltre che per le doti di educatore anche per quelle di pittore (suo è, come ricordato in precedenza, l’affresco murale all’ingresso dell’ edificio scolastico dell’Istituto Vegni – Foto n° 211), come regista, coreografo e attore nelle operette recitate nei teatri di Cortona e Montepulciano.  Nel 1941, in pieno periodo bellico, scrisse la “rivista” intitolata “Canta che ti passa” che fu rappresentata con successo da un gruppo di giovanissimi cortonesi al teatro Signorelli, ma sul cui titolo qualcuno ironizzò (ricordiamo che in quegli anni venne ulteriormente razionalizzato il pane per cui il problema della fame era molto sentito soprattutto nella gente più povera). Nel dopoguerra il Fattorini allestì altre due riuscitissime riviste: la prima nel 1944 dal titolo “La bovina commedia”, la seconda nel 1946 dal titolo “Punto e a capo”.  Non va dimenticata la sua continua e preziosa collaborazione – sempre nel periodo post bellico – al periodico goliardico – umoristico “L’Arca di Noè”. Nel 1960, infine, rappresentò il Comune di Cortona nella famosa trasmissione televisiva “Campanile sera”, condotta in studio da Mike Buongiorno e nelle piazze dei Comuni in gara da Enzo Tortora. Prof. Paolo MAZZOLI   Nacque a Pelago il 15/11/901 (Foto n° 269); si diplomò all’Istituto Vegni nel 1920 e a partire dal 1/10/1924 e per un quarantennio, fu, dapprima Fattore della Tenuta “Le Capezzine”, poi docente tecnico pratico nella medesima, dove lasciò una traccia profonda. Molto appassionato per la ricerca e la sperimentazione scientifica, di lui si ricordano le seguenti invenzioni: – creazione, nel 1948, dell’ibrido Mazzoli di frumento attraverso l’incrocio e selezione della cv Virgilio (creata nel 1930 dal Prof. Strampelli); – dispositivo per il sollevamento dell’aratro, nel 1949; – pompa a pressione per il sollevamento dei liquidi (Brevetto n° 430356 del Marzo del 1947); – seminatrice a postarella (Brevetto n° 461872 del 14 Febbraio 1950); – trivella per l’escavazione dei pozzi (Brevetto n° 17422 ); – dispositivo per agevolare la raccolta delle olive detto “manrapida”. Per tutta la sua vasta opera di ricerca e di sperimentazione e per i risultati raggiunti gli fu assegnata, dopo la sua prematura scomparsa, dal Presidente della Repubblica, con proprio Decreto, un Diploma di Medaglia d’Argento riservato ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte. La consegna di tale Diploma avvenne in occasione del Convegno sul tema “Problemi viticoli di produzione e di consumo”, tenuto all’Istituto Vegni il 20 Giugno 1971. In quell’occasione dopo che il Presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto Vegni Dott. Michele Di Muria ricordò ai presenti la figura dello scomparso, il Provveditore Agli Studi d’Arezzo Prof. Calogero Venza consegnò alla vedova del Prof. Mazzoli il prestigioso riconoscimento (Foto n° 270). Prof. Plinio SALETTI   Nacque a Montepulciano il 18 Dicembre del 1914, a soli 20 anni conseguì, all’Accademia di Roma, il diploma d’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione Fisica (Foto n° 271). Nel 1939, dopo alcuni anni di servizio prestato presso altre Scuole, fu comandato all’Istituto Vegni Pareggiato, come insegnante d’Educazione Fisica dal M. P .I.. Dall’allora Preside Prof. Gino Scrivere ebbe, altresì, l’incarico di Direttore del Convitto con la qualifica di Censore. Per svolgere tale mansione si avvalse della collaborazione di 3-4 Istitutori scelti fra studenti universitari o diplomati, peraltro mal ricompensati e a tempo pieno. Per cercare di rendere più gradevole la vita convittuale (ricordiamo che i Convittori si recavano in famiglia solo in occasione delle vacanze natalizie, di carnevale e per Pasqua in quanto erano rari i permessi festivi) ritenne opportuno indirizzare le esuberanti energie dei giovani studenti, sia al fine educativo sia formativo, predisponendo l’insegnamento dell’Educazione fisica. Creò, insieme al Prof. Bruno Valgimigli, la Società Sportiva del Vegni e si adoperò affinché la Scuola si dotasse della indispensabile attrezzatura sportiva con la creazione di un campo da calcio, da pallacanestro, da pallavolo e di una pista per l’atletica leggera. Con quest’attività sportiva furono ottenuti brillanti risultati, tra i quali si ricordano: – nel Maggio del 1940, ad Arezzo, l’Istituto Vegni vinse la classifica generale – categoria maschile – delle scuole della provincia ai “Ludi Juvenilis” dello Sport organizzati dal Partito Nazionale Fascista, Comando Federale G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) d’Arezzo, primeggiando sia nella categoria Avanguardisti sia Giovani Fascisti. Di questa manifestazione riportiamo le performance dei nostri alunni:  Avanguardisti: Corsa piana 80 m: 1° Perelli Alfonso in 9″65 (6° Rachini Azelio in 10″36). Staffetta 4×80 m: 2° in 41″35. Getto del Peso (Kg 4): 1° Mencarelli Dante con m.13,61. Lancio del disco (Kg 1,5): 1° Giubbini Rolando con m. 31,70. Lancio del giavellotto (Kg 0,6): 6° Sansoni Elio con m. 32,29. 100 m piani: 1° Cappelli Fernando in 11″26. Giovani Fascisti: 400 m: 2° Mazzoni Danilo in 61″25. 1000 m: 1° Storelli Livio in 2’56″2. 110 m ostacoli: 1° Mazzoni Danilo in 17″45. 4×100: 1° 48″15. Getto del Peso (Kg 5): 2° Gelli Piero con m.11,62. Lancio del disco (Kg 1,5): 3° Gelli Piero con m. 29,70; 5° Posto Tinti Aldo con m. 28,39. Lancio del Giavellotto (Kg 0,8): 1° Spillantini Otello con m. 36,63. Salto in alto: 2° Caramelli Mario con m. 1,50. Salto in Lungo: 2° Romiti Enrico con m. 5,75. – nel 1951 la rappresentativa del Vegni si classificò prima in Toscana e terza in Italia ai Campionati Nazionali di ginnastica a Firenze.  – nel 1954 la squadra di pallavolo vinse i campionati provinciali e partecipò a quelli regionali a Massa; composero la squadra: Boriosi Giuseppe, Ciri Piero, Pichi Marcello, Cuseri Callisto, Roti Alessandro, Fiordelli Angelo, Romualdi Pier Ferruccio, Cancellieri Oliviero. Allenatore Salvicchi. Saletti fu una persona severa, ma profondamente giusta; sotto una scorza di coriacea e spinosa severità nascondeva un cuore immenso di grande educatore; tutti gli allievi che lo ebbero, lo ricordano con profondo rispetto e autentico affetto. Rimase in servizio all’Istituto Vegni fino alla statizzazione. Ci ha lasciati il 24 Dicembre del 1999.   Prof. Idro BATIGNANI   Nacque il 17 Gennaio del 1895 a Monticchiello, dove il padre lavorava come medico condotto. Il piccolo Idro, tutti i giorni, partiva a piedi da Monticchiello per recarsi a Montepulciano per frequentare la scuola. Durante la prima Guerra Mondiale si arruolò in fanteria combattendo sui fronti dell’Adamello e d’Asiago, riportando una Croce di Merito e la nomina a Cavaliere di Vittorio Veneto (Foto n° 272). Nel 1918 si congedò e s’iscrisse all’Università di Pisa, nello stesso corso del giovane Fermi. Conseguì la laurea 5 anni dopo e aprì a Montepulciano uno dei primi uffici tecnici della zona. Iniziò la sua attività d’Ingegnere con incarichi presso i Comuni di Castiglion d’Orcia e di S. Quirico, poi nel 1927 con concorso, fu assunto come Ingegnere capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Montepulciano, dove restò fino al 1955 circa. Il suo ufficio privato accolse giovani volenterosi di apprendere nozioni tecniche e di disegno, plasmandoli professionalmente ed umanamente. Molti sono i progetti e le attività che realizzò il suo ufficio: la trasformazione a Parco della Rimembranza dell’attuale Viale dei cipressi con i cippi dei caduti, che porta a S. Biagio; il rifacimento della facciata della Chiesa di S. Agnese, la progettazione del fabbricato della Scuola Elementare di Montepulciano con la bella scala dichiarata “monumentale” dalla Sovrintendenza alle Belle Arti di Siena; vari ampliamenti all’Istituto Vegni; la progettazione delle Case Popolari della Crocetta a Montepulciano; il trasferimento dell’obelisco dal centro di Piazza Grande al Giardino dei Poggiofanti; i lavori per i ponti sui fiumi Paglia e Orcia – Bagno Vignoni; i progetti dei primi alberghi di Chianciano (il Patria, il Bagni); i numerosi rifacimenti di case coloniche. Fin dal 1922, appena laureato, portò avanti l’incarico dell’Università di Pisa di tenere la stazione meteorologica (piazzata nel suo giardino con tutti gli strumenti) provvedendo a registrare quotidianamente tutti i parametri climatici in appositi registri che venivano poi consegnati all’Università stessa. Tale stazione è rimasta attiva fino agli anni ’80 come dimostra una targa posta nella facciata della sua abitazione. La Seconda Guerra Mondiale lo vede impegnato come Comandante dei Vigili del Fuoco nel 45° Corpo di Livorno e qui esplicò oltre che la sua mansione militare anche quella sociale e umanitaria, soccorrendo feriti e senza tetto, a causa degli innumerevoli bombardamenti che provocarono, com’è tristemente noto, centinaia di morti. Tornato a Montepulciano continuò ad essere Comandante del locale distaccamento dei Vigili del Fuoco, prodigandosi nell’azione di ricostruzione delle abitazioni e dei manufatti danneggiati dal passaggio del fronte (ricostruzione di ponti, strade, case). La sua intensa attività d’ingegnere proseguì fino al 1980, quando, ormai ultraottantenne decise di godersi il meritato riposo, continuando tuttavia a trascorrere buona parte del tempo nel suo ufficio che, per tanti anni, fu luogo di lavoro e di vita. A noi piace ricordarlo come validissimo docente di materie tecniche presso il nostro Istituto Vegni dall’a.s.1927/28 al 1953/53. Si racconta che abbia avuto un comportamento un po’ burbero, come usava in quei tempi, ma di gran bontà d’animo nei confronti di tutti i suoi allievi. Per raggiungere le Capezzine dapprima usò il calesse, poi comprò una “Topolino”. Persona sempre puntualissima, al punto che, quando gli abitanti di Valiano lo vedevano, al mattino, passare “rimettevano il proprio orologio”. Il suo affetto per la nostra Istituzione fu così forte da farlo sempre e volentieri ritornare alle Capezzine per ritrovare i suoi allievi in occasione dei raduni quinquennali o d’altre manifestazioni e convegni. Storica è la sua partecipazione al VII raduno degli ex allievi, nel 1998, all’età di 103 anni. Ci ha lasciati il 13 Maggio 1999 all’età di 104 anni.  Prof. Carlo NUTI   Nacque a Castiglion Fibocchi (AR) il 27 Novembre del 1908; si laureò alla Facoltà d’Agraria di Perugia ove rimase, dal 1933 al 1935, come assistente alla cattedra d’Industrie agrarie. Nel 1934 conseguì l’abilitazione all’insegnamento di Chimica ed Industrie agrarie. Fu per 14 anni docente dell’I.T.A.S. Vegni e per un anno Preside del medesimo Istituto (Vedi Foto n° 273). Molto aperto al territorio e sempre pronto ad accogliere le innovazioni, si deve a lui l’idea di creare un’Associazione di Amici del Vegni e di organizzare il 1° Raduno degli ex allievi nel 1963.  Prof Danilo RUPI  Nacque ad Arezzo il 5 Ottobre del 1912; si laureò in Ingegneria Civile all’Università di Bologna il 14/11/1938 (Foto n° 274). Durante l’ultimo conflitto mondiale fu Capitano Combattente del 7° Reggimento e insignito della Croce di Guerra. Titolare presso il Nostro Istituto della cattedra di Topografia, Costruzioni e Meccanica Agraria per 18 anni, fu un docente di spirito bizzarro ma molto amato da studenti e colleghi.  Era cordialmente soprannominato “Pallino” e chi, come noi, lo ha avuto come insegnante ricorderà sicuramente certi sue espressioni colorite quali: “sono tutti lacchezzi” oppure “il cacio è questo” o infine “l’importante è chiappà palla”. Scrittore di libri scientifici in versi, autore di diversi testi scolastici (di Topografia, Meccanica), fu un attivo collaboratore del nostro periodico “Il Leccio”. Purtroppo ci ha lasciati il 4 Settembre 2002, ma la sua immagine con la inconfondibile “criniera bianca”, rimarrà sempre bene impressa nella mente di quanti lo hanno conosciuto come docente o come collega.   Prof. Mario PIPPARELLI  Nacque a Cortona il 25 Dicembre 1917; dopo aver conseguito nel 1936 il diploma di Perito Agrario presso l’Istituto Vegni s’iscrisse alla Facoltà di Scienze Agrarie di Perugia dove si laureò il 28 Febbraio 1942.  Nell’anno scolastico 1942/43 fu nominato docente di Scienze Agrarie all’Istituto Tecnico Agrario Pareggiato Vegni e quivi rimase fino al 1984 (Foto n° 275).  Chi, come noi, ha avuto l’onore e il privilegio di averlo avuto come insegnante di discipline economico – estimative lo ricorda come un uomo retto, ancorato saldamente ai suoi principi morali, professionista seriamente preparato e ottimo Maestro.  Tutti i suoi ex allievi – ne ha avuti tanti in 42 anni di carriera al Vegni – rammentano la “sana severità”, il rigore unito sempre a tanta, tanta umanità. Prof. Don Angelo BOSCHERINI  Nacque a Cortona il 27 Novembre 1923; fu consacrato sacerdote nel 1947 ed in quella veste assegnato alla parrocchia di Centoia. Insegnò Religione al Vegni per 40 anni, dal 1948 al 1988 (Foto n° 276a). Partecipò attivamente alla vita della Scuola, impegnandosi, con tutte le sue energie, nella delicata fase della statizzazione. Fu un ottimo insegnante, di forte personalità e di vasta cultura, talvolta un po’ brontolone, ma capace sempre di coinvolgere gli allievi in una materia che, talvolta, stentano a seguire se non adeguatamente stimolati. Il desiderio di imparare sempre qualcosa di nuovo e la sua gran forza di volontà gli permisero di conseguire il diploma di Perito Agrario nell’anno scolastico 1970/71, studiando con i suoi stessi studenti, e la Laurea in Lettere il 26/6/1975. Non amava molto scherzare e quando certi colleghi cercavano “bonariamente” di provocarlo con battute “pesanti” – come in un Collegio Docenti per il rinnovo dei libri di testo quando gli fu chiesto, con apparente serietà, chi era l’Autore della Bibbia – lui rimaneva dapprima perplesso, a volte sconcertato, spesso indeciso se spegnere ogni cosa nel sorriso, un sorriso che, in fondo, faceva violenza al suo carattere. Fu socio fondatore dell’Associazione Amici del Vegni e scrisse il primo articolo di fondo per “Il Leccio”. Chiuse la sua vita terrena il 4 Novembre del 1994.   Prof. Romano SEBASTIANI  La sua attività è stata descritta nel Cap. II.   Prof. Alessio LANARI  La sua attività è stata descritta nel Cap. II.